E' ufficiale, Francesca Bertini è morta. Non si attacca più alle tende neppure se la provocano. Perciò dev'esser morta per forza.
Peraltro non l'aveva strozzata la balia, segno che le tende non hanno mai ceduto né in avanti, né indietro. E tutto questo fritto misto in realtà è solo la pastella, senza ripieno. Ma ci sarà poi, questo ripieno? O era la pastella a presentarsi per tutti e due?
Chi lo sa. La morta non se ne cura, è smemorata.
Perciò ora posso liberarmi della sua generazione, che mi ottura la casa con i suoi orpelli. Ognuno una storia che non dimentico nemmeno se li butto, perciò possono andarsene il carrellodeminonna/il mobilino deminonno/le collezioni farlocche delpapi. Quella teoria di tovaglie buone da tramandare ai posteri altri cinquant'anni. Pochi soprammobili atroci di mia nonna, ultime vestigia di quella saga del kitsch che era la sua casa. Andate liberi e leggeri, disincagliatemi la chiglia. Andate, voi e gli anni Quaranta dei quali mi libero, voglio stare nel presente e nel futuro, non nel passato appresso a questa paccottiglia.
Poi c'è tutto quello che ho tenuto per ricordare momenti che ho dimenticato. Biglietti di treni per destinazioni memorabili, però di tutti i i viaggi che ricordo non ho tenuto alcun biglietto; foto di persone di cui non mi torna in mente neanche il nome. Una totale sconfitta della memoria, oblio-memoria 4 a 0.
Poi ci sono le carte. Quintali di carte, di tutti i generi, a volte perfino con le buste spillate dietro come all'ufficioprotocollo/archeologiaamministrativa, carte su carte, ma quanto si tengono queste cazzo di carte? dieci anni? Quando ti ricapitano in mano, scopri sempre una falla inquietante nella tua economia, dalla cartella di disequitalia abbandonata sotto una pila di altro, in ordine sparso, a qualche prova di tue spese dementi, delle quali però alla fine riesci sempre a trovare un senso, dall'inseguimento di sogni alla consolazione parziale di una perdita. Perciò alla differenziata le bollette pagate nel 2005 piaceranno più che ai miei raccogli-burocrazia.
Poi ci sono i ninnoli, la bigiotteria, le scarpe, tutti gli altri accumuli favoriti, tutto quello che ho ammucchiato perché era un peccato buttarlo o perché la forma o il colore mi mettevano di buon umore.
Un passo alla volta diventerò essenziale, come un olio profumato, praticamente una cura. Ci sarà spazio nelle mie librerie che occupano già tutte le pareti della casa, passerà l'aria sotto il mio letto, che dice Carla che per le energie è tutto un altro andazzo. Proprio così.
Proverò a farcela prima dei 93 anni.
sabato 1 marzo 2014
Nel buio e nel tempo
lunedì 18 marzo 2013
Memoria per tratti
memoria per tratti, che porti
a richiamo dell'amo del tempo
collocato a caso e a ritroso.
Di qui, vorrei ricordare
che ho pianto assai meno che altrove.
Nonostante il rumore di clacson che sale
e la tua viandanza all'amore
ho avuto chiara la traccia, felice il partire
a cercarsi diversi.
Scrigno aperto, affacciato alla piazza
e ornato di colori e di fiori
è stata, qui, la mia strada del libero arbitrio.
Libertà è il bene prezioso cercato
con l'ostinazione di chi ne conosce il profumo
ogni volta che allenta la morsa.
Ogni volta a morsa allentata si sparge
un chiarore di altra presenza,
e le cellule sanno già tutto per averlo sempre saputo.
avere altri occhi,
terra buona per i miei semi
venuti alla luce, concimati con cura.
Libertà di levarsi gli scudi
e le mutande con grazia,
lasciare la luce accesa e la porta aperta,
di far entrare tutti, buoni o tossici,
guardarli con attenzione
e poi ascoltare le cellule, che l'hanno sempre saputo.
giovedì 20 settembre 2012
Vidal
del vostro matrimonio Vidal
salta all'occhio la fatidica, che altro
non ho
che segnali di voi a ritroso per date.
Appocoappoco ci siete poi andate
in questo buio di strade ritrovate
le mie sprucide vie di tutti i segni
Salta ma all'occhio la fatica
di non avere rimorsi né rimpianti
e grossa ma fatica di vivere, inaudita
Bum, bum, bum fa questo nel silenzio
il di lui silenzio immoto irricevibile
il movimento
inaudita, irricevibile e tutti lo
sapevano
tu basita sempre
Infatti sono oltre e sono altrove.
E Vidal è morto per il nostro futuro,
eppure
siamo tutti ubriachi.
Intendersi
Il gelo dentro ha occhi che non vedono
senz'anima e senza scopo l'intreccio
dell'ossessione
un placido passare di corpi alla deriva
e di sale alla bisogna,
senza evoluzione.
Non c'è tempo per guardarsi in faccia
dirsi cose vere da tutte le angolazioni
tranne l'inganno, tranne lo scopo
dire verità qualora si sappia fare
male
misuro le misure la cautela la gola
muta
misuro le ore a passaggio di stato
a passeggio di me
e sulla mia pelle
intendersi non suona suoni
non intona canti
animale si perde alla distanza
troppo sole, troppa luce, troppa aria
vento che non aiuta la sosta
giovedì 23 agosto 2012
intendevo altro, non l'accompagno di decorazione a ostinati sabotatori.
m'annoiano i giochi di possessori e posseduti,
chi cerca schiavi in deliri di onnipotenza,
chi si fa una ragione d'esser servo, convinto che sia la sua libertà.
Il tempo morto nel quale la tua qualità d'essere umano la lasci ingabbiare nelle ragnatele d'altri di cui non ti importa un cazzo è morto per davvero, non ritorna, e l'hai speso senza senso. Ma lasciamolo andare, va', lo dicono tutti gli espertoni della new age che sanno come si fa, loro si che lo sanno.
Del resto io conosco solo la fuga, perciò non faccio testo...
venerdì 20 luglio 2012
Benigni, l'Inferno e il lavoro
Mi ci ha fatto pensare perché sempre quando sento Dante penso a Massimiliano, e perché ha speso energie per ricordarci che nel lavoro siamo sostanza, e non numero, e che un paese che prende a calci il lavoro affossa se stesso.
Massimiliano Chiamenti, poeta e studioso, per mangiare vendeva i suoi libri sacri.
gianfranco folena
{di Massimiliano Chiamenti}
oggi sono agli arresti domiciliari
per così dire
perché mi sono finto malato per rabbia
e così devo attendere il medico fiscale
come dice la legge
nel mio domicilio
e la mia rabbia è infatti questa
che lo stipendio è in ritardo di quasi tre mesi
la busta paga non arriva
e quindi non ci sono più soldi
né per mangiare
né per l’affitto
né per un’ora di svago serale
e poi questo lavoro a scuola non mi piace
mi sta uccidendo dentro
odio i colleghi la preside la campanella i custodi
i registri la burocrazia la mentalità i metodi
allora mi chiudo in casa
e faccio la casalingua
unico mio contatto col mondo là fuori
questo computer dove ora scrivo
comprato al discount
dove mettere annunci in rete
vestito da donnaccia
click e attendo
e
puntualmente
il telefono suona
il campanello suona
stavolta
è uno studente di lingue straniere
tunisino
educato e ben vestito
fidanzato e figlio di papà
mi dice sei carino
e da me vuole baci carezze e sottomissione
sono così contento
che vengo quasi subito
come mi capitava da ragazzino
e tutto questo non mi sembra vero
che bastino calze parrucca bionda e rossetto
a conquistare le attenzioni dei bei ragazzi
i bei ragazzi
che quando io sono in jeans e maglietta
mi evitano accuratamente
ma è proprio così
quando gli sembro la loro mamma introita
e in privato con le tende ben chiuse
cambiano radicalmente
diventano loro stessi
mi vengono a trovare e mi adorano
sì soprattutto gli africani
snobbati dagli italiani ignoranti e paurosi
già i nordafricani
e infatti il discorso cade subito su adel
ma questo suo connazionale
è più bello più giovane più fine di adel
ma non ha il fascino torbido di adel
e spero che chiodo schiacci chiodo
ma invece noto solo le differenze
e comunque tutto fila liscio
poi
arriva puntuale la richiesta di una mancetta
ed è giusto così il più giovane è lui
vorrebbe un vocabolario di italiano
e io aristocratico decaduto povero in canna
inferiore per censo ma superiore per rango
così credono gli altri che io mi creda
lo sorprendo e il mio cucciolo sgrana gli occhi
gli regalo infatti il più bello che ho
quello perfetto e completo
a cura di gianfranco folena
e così un’altra foglia si stacca
dall’albero della mia vita accademica
e il volume sulla cultura veneta del trecento
lo venderò domani per mangiare
però mi consolo pensando
che lo studente col mio vocabolario
tutti i giorni intento a studiare la mia lingua
ricorderà me tutta nuda e la mia lingua
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